San Nicolò di Capodimonte

La chiesa di San Nicolò è considerata una delle più vecchie della Liguria.

Pare sia stata consacrata il 27 luglio del 345 da San Romolo vescovo di Genova.

E’ probabile che la chiesa primitiva con l’annesso Monastero, fosse nella zona detta della Chiesa Vecchia.

L’attuale chiesa romanica si pensa sia stata costruita intorno all’anno 1000. La Congregazione di San Rufo, che apparteneva all’ordine dei Canonici Regolari Lateranensi tenne San Nicolò o San Nicoloso o San Nicchioso (come è detto) dal 1100 al 1444 in quanto nel 1441 il Papa Eugenio IV stabilisce che l’Abate e i canonici dipenderanno dalla Santa Sede.

Dal 1444 al 1860 circa fu retta da Abati Commendatari ( informazioni dettagliate raccolte da D.N. Lavarello-Memorie- all’Archivio di Stato, Biblioteca Civica Beriana, Biblioteca Urbana)

La chiesa fu chiusa al pubblico perché inclusa nella legge della soppressione dei beni ecclesiastici fatta dal Governo del Regno.

Negli anni in cui la chiesa rimase abbandonata, fu privata di tutti i suoi arredi sacri e trasformata in abitazione dai pescatori locali.

Nel 1864,  30 novembre sulla Gazzetta di Genova c’è l’annuncio che viene posta in vendita all’asta pubblica la Villa di San Nicolò (beni dell’Abbazia) di proprietà del demanio. Viene acquistata il 5-11-1865 da Cav. Andrea Bozzo, che restaurò chiesa e costruì al suo fianco il caseggiato tutt’ora esistente adibito ad  abitazioni.

Nel 1870 la chiesa fu riaperta al culto e dal 1874 affidata ai padri Minimi fino al 1890, nel 1895 il figlio di Andrea, Don Giacomo Bozzo ereditò la chiesa, assieme al Mulino, alla sua morte la chiesa divenne proprietà ecclesiastica.

Don Giacomo Bozzo, con l’Ing. Galliano incominciò i lavori di restauro, che condusse a buon punto, ma furono interrotti alla sua morte nel 1910. Nel 1925 furono ripresi da Don Lavarello che li portò a termine.

Nuovamente la chiesa ha bisogno di opere di restauro e consolidamento, di questo si sta occupando l’intendenza alle Belle Arti col valido sostegno del Gruppo San Nicolò.

 

In quegli anni vivevano a San Nicolò oltre 100 persone, altri stavano nella zona del Baraché e Mortola, altri nella zona del Mulino.

Quasi tutti gli uomini erano o pescatori o naviganti. Le barche da pesca erano tirate in secca alla Foce, le più grosse i leudi , sullo scalo che era sugli scogli verso Spadin, poco distante dalla Foce, dove ancora ora si vede un paranco di legno e il catrame sugli scogli.

Gli attrezzi da pesca erano ricoverati nei casetti della Foce e della Punta (ora trasformati in abitazioni) dove arriva la strada comunale di San Nicola, che era allora l’unico collegamento tra San Nicolò e la Foce.
Dalla chiesa si scendeva con un’altra stradina alle case sottostanti e al Mulino dove era anche il lavatoio.

Le donne aiutavano a rammendare le reti, coltivavano gli orti, raccoglievano le olive, allevavano galline e conigli; c’erano anche alcune mucche al Baraché alla Chiesa Vecchia, nelle piane sotto la Chiesa, alla Punta.

I boschi erano puliti e numerosi i sentieri percorsi per fare legna e raccogliere erbe e funghi. Tutto questo fino agli anni 1960-70, quando la popolazione locale cominciò ad essere sempre meno numerosa.

Oggi vivono a San Nicolò poche famiglie, per lo più giovani appassionati del posto, durante l’estate tutte le case sono abitate dai villeggianti.