
Da molti anni trascorro parte del mio tempo libero e delle mie vacanze in questo angolo della Liguria chiamato Punta Chiappa, situato sul Monte di Portofino, che può essere banalmente descritto come “un luogo sospeso tra il mare e il cielo”, un sorta di isola separata dal mondo civile e motorizzato da un miglio di mare e da una lunga strada in salita costellata da 2000 e o più scalini; in passato fin dal medioevo questi luoghi erano abitati da pescatori, contadini e religiosi.
La basilica di San Fruttuoso è assai vicina, tra la Punta e San Rocco si trova la chiesa medioevale di san Nicolò. Ancora oggi gli anziani ricordano di quando da bambini vivevano in quei luoghi e andavano tutti i giorni a scuola a Camogli due volte al giorno, le fasce allora erano ben tenute e coltivate a grano, il mulino che sfruttava le acque del monte serviva nei secoli passati a macinare il grano coltivato sulle fasce e quello che arrivava dal mare sulle barche; oltre al grano venivano macinate anche le olive.
Oggi tutto è cambiato, il luogo è abitato solo da accaniti villeggianti e frequentato da turisti domenicali, sempre di corsa. Nel corso degli ultimi 100-150 anni le famiglie della buona borghesia camoglina e genovese vi hanno fatto costruire ville e villette, poi le leggi del Parco di Portofino hanno impedito ogni altra costruzione; così attualmente quello che possiamo definire l’impianto urbanistico è costituto dalla vecchie casi dei pescatori e da queste seconde case “d’epoca” ora in fase di ristrutturazione.
Sono arrivato in questo luogo oltre trenta anni fa per motivi sentimentali e qui con moglie e figli ho trascorso parte della mia vita; ho conosciuto piano piano gli abitanti del luogo e le loro case, da quelle più altolocate alle più umili, ho ascoltate le loro vicende personali e famigliari.
Come per ogni altra esperienza umana, ho messo insieme i miei ricordi, le mie idee, le suggestioni di questo luogo e da tale elaborazione è nato un vissuto personale di ogni persona, di ogni casa, di ogni angolo della Punta.
Recentemente ho deciso di provare a descrivere queste esperienze sotto forma di brevi racconti; ognuno di questi nasce da un luogo, da un personaggio , da una situazione particolare. Si tratta non di vera letteratura ma di un gioco della fantasia, di un tentativo di esprimere i miei sentimenti, che vi propongo molto umilmente per condividere le esperienze, che nascono dalla frequentazione di un luogo amato da molti e degno di essere conosciuto da molti altri.
Termino qui per evitare di scrivere una lunga prefazione, che spesso risulta essere la parte più noiosa di un libro; propongo ad altri di unirsi a me per raccontare altre storie, sulla base delle loro esperienze nate negli stessi luoghi. Le stesse immagini, gli stessi odori, gli stessi suoni determinano diverse esperienze e diverse fantasie; la tecnologia informatica ci consentirà di scrivere un libro a più voci, in cui ciascuno potrà inserire la sua. Una sorta di opera collettiva dedicata a un luogo caro a tutti noi.
E’ questa la proposta che faccio a tutti voi. Scriviamo insieme il Libro della Punta.
Roberto Gaggero

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