Roberto Gaggero
Da molti anni trascorro parte del mio tempo libero  e delle mie vacanze  in questo angolo della Liguria chiamato Punta Chiappa, situato sul Monte di Portofino, che può essere banalmente descritto come “un luogo sospeso tra il mare e il cielo”,  un sorta di isola  separata  dal mondo civile e motorizzato da un miglio di  mare e da una lunga strada in salita costellata da 2000 e o più scalini; in passato fin dal medioevo questi luoghi erano abitati da pescatori, contadini e religiosi.
La basilica di San Fruttuoso è assai vicina, tra la Punta e San Rocco si trova la chiesa medioevale di san Nicolò. Ancora oggi gli anziani  ricordano di quando da bambini vivevano in quei luoghi e andavano tutti i giorni a scuola a Camogli due volte al giorno,  le fasce allora erano ben tenute e coltivate a grano, il mulino che sfruttava le acque del monte serviva nei secoli passati a macinare il grano coltivato sulle fasce e quello che  arrivava dal mare sulle barche;  oltre al grano venivano macinate anche le olive.  
Oggi tutto è cambiato, il luogo è abitato solo da accaniti villeggianti e frequentato da  turisti domenicali,  sempre di corsa. Nel corso degli ultimi 100-150 anni le famiglie della buona borghesia camoglina e genovese vi hanno fatto costruire ville e villette, poi le leggi del Parco di Portofino hanno impedito ogni altra costruzione; così attualmente quello che possiamo definire l’impianto urbanistico è costituto dalla vecchie casi dei pescatori  e da queste seconde case “d’epoca” ora in fase di  ristrutturazione.
 Sono arrivato in questo luogo oltre trenta anni fa per motivi sentimentali e qui con moglie e figli ho trascorso parte della mia vita; ho conosciuto piano piano gli abitanti del luogo e le loro case, da quelle più altolocate alle più umili, ho ascoltate le loro vicende personali e famigliari.
 Come per ogni altra esperienza umana, ho messo insieme i miei ricordi, le mie idee,  le suggestioni di questo luogo e da tale elaborazione  è nato un vissuto personale di ogni persona, di ogni casa, di ogni angolo della Punta.
 Recentemente ho deciso di provare a descrivere queste esperienze sotto forma di brevi racconti; ognuno di questi  nasce da un luogo, da un personaggio , da una situazione particolare.  Si tratta non di vera letteratura ma di un gioco della fantasia,  di un tentativo di esprimere i miei sentimenti,  che vi propongo molto umilmente per condividere le esperienze, che nascono dalla frequentazione di un luogo amato da molti e degno di essere conosciuto da molti altri.
 Termino qui per evitare di scrivere una lunga prefazione, che spesso risulta essere la parte più noiosa di un libro; propongo ad altri di unirsi a me per raccontare altre storie, sulla base delle loro esperienze nate negli stessi luoghi. Le stesse immagini, gli stessi odori, gli stessi suoni determinano diverse esperienze e diverse fantasie; la tecnologia informatica ci consentirà di scrivere un libro a più voci, in cui ciascuno potrà inserire la sua. Una sorta di opera collettiva dedicata a un luogo caro a tutti noi.
E’ questa la proposta che faccio a tutti voi. Scriviamo insieme il Libro della Punta.

                                                                                                                                               Roberto Gaggero
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